Ricercatore condannato a morte: nessuna notizia alla famiglia

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Articolo pubblicato il 10/02/2017 alle ore 11:40.

Il tempo stringe ma nessuna buona nuova rispetto alla vicenda del medico del Credim di Novara, Ahmadreza Djalali, incarcercato e condannato a morte in Iran. Lo conferma tristemente anche la moglie, che lo attende in Svezia, dove si è recentemente trasferita con i due figli. Questa alle 17,30 è in programma a Torino, in piazza Castello, un flash mob organizzato dai radicali. All'appello per la sua liberazione, intanto, si è unito anche il Comune di Novara: “Il dottor Djalali – sottolinea il vicesindaco e medico dell'ospedale Maggiore, Angelo Sante Bongo – è una persona che ha vissuto in mezzo a noi, nella nostra città e che, con il suo lavoro, ha contribuito alla crescita del Crimedim dell’Upo, fatto grazie al quale è stato unanimemente apprezzato per le sue competenze e come persona alla quale i colleghi dell’Azienda ospedaliero-universitaria “Maggiore della Carità” si sono presto affezionati”. Intanto la petizione su change.org ha superato le 150.000 adesioni.

Tags: novara,ricercatore condannato a morte,diritti umani,Crimedim,iran,flash mob

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